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Dante Alighieri e il mistero di Thule

Posted by danteiniceland su settembre 23, 2008

Il termine “Thule” viene utilizzato la prima volta dall’esploratore greco Pitea (Pytheas) per indicare un territorio allora sconosciuto raggiunto dopo circa sei giorni di navigazione in direzione nord partendo da quello che oggi è il Regno Unito.

I diari di viaggio della spedizione intrapresa dall’esploratore greco, partito da Marsiglia tra il 330 a.C. e il 325 a.C. sono probabilmente i documenti nei quali deve essere apparso per la prima volta un termine specifico per definire quella che oggi è conosciuta come Islanda.

Questa approssimazione è dovuta al fatto che non è rimasta traccia di tale documento (il cui titolo originario era “Intorno all’Oceano”) se non su testi di altri studiosi che di esso ne hanno riferito i contenuti. La maggior parte degli scienziati dell’antichità infatti non credettero al racconto di Pitea e alla descrizione della prima osservazione dei fenomeni di buio e luce prolungati (i sei mesi invernali e i sei mesi estivi) ad esclusione dei geografi e matematici come Eratostene ed Ipparco che erano già giunti in via teorica alla conoscenza astronomica dei movimenti della volta celeste e dell’inclinazione dei raggi solari a seconda delle stagioni.

Sono state fatte altre ipotesi riguardanti la possibilità che il termine Thule si riferisca alla isole Shetland piuttosto che alle isole Faroe, all’isola di Saarema o alla città di Trondheim (Norvegia), ma le descrizioni di quella terra “di fuoco e di ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai” sembrano calzare quasi a pennello alla nazione islandese.

Col tempo gli stessi Romani utilizzarono il termine “Ultima Thule” per indicare tutte le terre aldilà del “mondo conosciuto” e da qui il termine ha sempre rappresentato più un idea che un luogo geografico ben definito. Con il passare del tempo è stato associato finanche a contrastanti miti quali Atlantide, lo Shangri-La hymalaiano, la terra misteriosa popolata dagli Iperborei o a terre remote e poco conosciute dell’area sud groenlandese.

Questa breve premessa ci introduce ad un argomento ben più recente e che riguarda le ipotesi che di questa terra si faccia chiara e specifica menzione all’interno dell’opera Dantesca della Divina Commedia.


“Tibi serviat ultima Thyle” ( Virgilio, Georgiche, libro I, 30).

Con questo verso Virgilio, invocando l’ultima Tule, voleva augurare a Ottaviano di espandere il suo impero sino alle favolose terre del più remoto settentrione.
L’individuazione geografica di questa isola nordica non ha mai trovato sino ad ora una risposta sicura ed univoca.

Grazie alla decodifica di alcuni versi della Commedia secondo un codice basato sulla cartografia è ora possibile individuare nell’Islanda l’ultima Tule.
Ai versi 52 e 53 di Purgatorio XXXIII è possibile individuare un gioco di parole la cui soluzione è data due versi dopo: TULE, la mitica terra del nord. TU-LE è al verso 55 : alla distanza di 55° in longitudine dal meridiano di riferimento del tempo, quello di Gerusalemme, si trova l’Islanda.

Non può trattarsi di casualità, la combinazione delle 2 sillabe TU-LE compare solo due volte nei 14.233 versi della Commedia.
Procediamo quindi alla lettura dei versi 62-64 ricercando nel significato letterale delle parole altri possibili riferimenti geografici.
L’espressione “essere eccelsa lei tanto” si riferisce alla massima latitudine dell’Islanda.
In quel punto, in corrispondenza delle due penisole che si protendono nel mare una a est e l’altra a ovest, l’isola è lambita dal Circolo Polare Artico, il parallelo posto a 66° 33′ N,
Al verso 66 di Purgatorio XXXIII, con il numero del verso e il numero del canto viene indicato il Circolo Polare Artico. L’Islanda è travolta ne la cima, tagliata a nord alla latitudine di 66° 33′ N, così come indicato dai riferimenti numerici del verso.

Purgatorio XXXIII:

Tu nota; e sì come da me son porte, Prendi nota delle due lettere TU
così queste paro-le segna a’ vivi e parimenti a quanto fatto prima segna anche LE
54 del viver ch’è un correre a la morte.
E aggi a mente, quando tu le scrivi, scrivi TULE
di non celar qual hai vista la pianta posizione dell’isola
57 ch’è or due volte dirubata quivi. per la seconda volta rivelata in modo nascosto QUI
Qualunque ruba quella o quella schianta,
con bestemmia di fatto offende a Dio,
60 che solo a l’uso suo la creò santa.
Per morder quella, in pena e in disio
cinquemila anni e più l’anima prima
63 bramò colui che ‘l morso in sé punio.
Dorme lo ‘ngegno tuo, se non estima Dorme il tuo ingegno se non individua anche
per singular cagione essere eccelsa per la sola latitudine tanto elevata
66 lei tanto e travolta ne la cima. TULE così tagliata a nord dal Circolo Artico, 66° 33′

 

 

Le coordinate dei due punti all’estremo nord dell’isola lambiti dal Circolo Polare Artico.

· TU LE compare al verso 55: a 55° ovest da Gerusalemme il meridiano del centro Islanda equidistante dalle due penisole nel nord dell’isola lambite dal Circolo Polare Artico;
· TU nota è a inizio verso 52: a 52° ovest da Gerusalemme si trova il punto della penisola nord-orientale;
· QUIVI è a fine verso 57, per cui 58° da Gerusalemme: esattamente a quella distanza in longitudine si trova il punto della penisola nord-occidentale.

Lo schema di decifrazione di questi versi di Purgatorio XXXIII risulta ormai ben delineato.

– Nell’ultima terzina viene data la posizione dell’Islanda alla sua massima latitudine: l’isola è “tagliata” a nord dal Circolo Polare Artico. Le parole essere eccelsa lei tanto suggeriscono il fatto che in questo punto sia indicata la latitudine massima dell’isola.

– Nelle prime due terzine viene invece data la posizione in longitudine dei due punti nel nord dell’isola in cui il Circolo Polare Artico lambisce l’Islanda.
Coerentemente con la decodifica cartografica che stiamo operando, le parole del viver ch’è un correre a la morte abbinate al sorger del sole a oriente ed al suo tramontare (correre a la morte) a occidente, suggeriscono il fatto che in questo punto siano indicate le distanze in longitudine in direzione ovest dal meridiano di riferimento del tempo, quello di Gerusalemme.
Il primo punto in cui rilevare il valore della distanza è ben evidenziato all’inizio delle due terzine con l’espressione TU nota; il secondo esattamente alla fine delle due terzine: per la seconda volta la posizione dell’isola è celata QUI.

Latitudine massima dell’isola: 66° 33’ N
Distanza in linea di longitudine da Gerusalemme: 55° W
Punta nord-orientale (1) ( 66° 33’ N, 52 W ) Punta nord-occidentale ( 66° 33’ N, 58 W )

La latitudine della costa meridionale dell’isola.

· TU LE compare al verso 55 di Purgatorio XXXIII: a 55° ovest da Gerusalemme si trova l’Islanda;
· TU LE compare anche e solamente in un altro punto della Commedia, al verso 63 di Inferno XXXIII (2): il numero del verso questa volta dovrà necessariamente indicare un dato di latitudine per poter essere abbinato al dato di longitudine rilevato con l’altra occorrenza del termine TULE.
· I due punti della Commedia in cui compare la combinazione TU LE, individuano la posizione dell’isola a 55° di longitudine da Gerusalemme e poco più a nord dei 63° di latitudine (3).
La sintesi di quanto codificato nei versi in cui compare il riferimento a TULE (4) è quindi la seguente:

TULE ( 63° N, 55° W ).

Purgatorio XXX:

Dante, perché Virgilio se ne vada,
non pianger anco, non piangere ancora;
57 ché pianger ti conven per altra spada.
Quasi ammiraglio che in poppa e in prora
viene a veder la gente che ministra
60 per li altri legni, e a ben far l’incora;
in su la sponda del carro sinistra,
quando mi volsi al suon del nome mio,
63 che di necessità qui si registra,
vidi la donna che pria m’appario
velata sotto l’angelica festa,
66 drizzar li occhi ver’ me di qua dal rio.

 

Come abbiamo visto la combinazione di sillabe TU LE è presente in soli due punti della Commedia, al verso 55 di Purgatorio XXXIII e al verso 63 di Inferno XXXIII. I numeri dei versi in cui la parola compare corrispondono alle coordinate geografiche che permettono di individuare l’isola in modo univoco:
TULE ( 63° N, 55° W ).

Anche per il nome Dante si ripropone con modalità del tutto analoghe quanto visto per la parola TULE.

Nella Commedia il nome Dante compare solo al verso 55 di Purgatorio XXX e viene richiamato in modo indiretto ma preciso solo in un altro punto pochi versi più avanti.
Al verso 63 di quello stesso canto Dante afferma che è assolutamente necessario registrare il suo nome proprio lì in quel verso (che di necessità QUI si registra).
Il senso dell’espressione usata è chiaro: il nome Dante va immaginato scritto a chiare lettere anche al verso 63. Chiaro è anche il motivo: al dato di longitudine fornito pochi versi prima con l’occorrenza del nome Dante va necessariamente affiancato il dato di latitudine per poter indicare anche in questo caso la ormai nota posizione geografica di TULE.
DANTE ( 63° N, 55° W ).
La stessa combinazione di numeri (1) questa volta abbinata al nome Dante non può avere che un’unica possibile lettura: Il poeta sta confermando il fatto di essere stato effettivamente a quella latitudine ed a quella longitudine, in Islanda (2).


(1) La probabilità dell’occorrenza ai versi 55 e 63 in uno dei cento canti della Commedia è inferiore a 1 %.  La probabilità che avvenga proprio in uno dei sei canti in cui è descritto il giardino dell’Eden è inferiore a 0,1 %.
(2) Pg XXVIII, 97-99; Pg XXXIII, 97-102: descrizione dei fenomeni di natura geologica tipici dell’isola (op. cit., pagg. 47-50). In questi passi Dante sembra addirittura descrivere i geyser.

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